27
agosto 2002 - Lettera aperta da http://www.mariocipollini.net
Voglio incominciare rispondendo alla domanda che da tutto il mondo
mi stanno ponendo sempre più insistentemente.
Sì
continuerò a correre.
E'
una scelta esclusivamente mia, come tutta mia e senza condizionamenti
esterni era stata la decisione di smettere. Negli ultimi due mesi
ho pensato spesso che non mi sarei mai più rimesso un numero
sulla schiena. Ero nauseato da una serie di questioni aperte che non
vale nemmeno la pena di rivangare. Avevo detto la parola fine e non
pensavo davvero di tornare sui miei passi.
Anche se... Anche se a mio papà Vivaldo non ho avuto il coraggio
di dire che avevo smesso di correre. Dal suo sguardo percepivo che
qualcosa aveva intuito e ne soffriva. L'affetto della gente, l'amicizia
della squadra, i messaggi ricevuti, sono stati altri fattori, che
uniti alla passione per questo sport, mi hanno fatto riflettere molto.
Anche se i sentimenti che hanno originato la mia decisione rimangono
gli stessi seppure mitigati da tutto questo affetto. Ma fintanto che,
scendendo in garage, andrò più volentieri a prendere
la bici invece che l'auto, non è giusto che mi lasci sopraffare.
Ci sono ancora tante sfide aperte davanti a me. Intanto c'è
la Vuelta dove vorrei vincere qualche tappa e poi c'è il Mondiale
su un percorso che finalmente mi si addice. Fin da quando ero ragazzino
ho sognato di poter vincere una maglia iridata e c'è qualcosa
dentro di me che mi dice che posso farcela a Zolder. E poi c'è
ancora il record di tappe al Giro d'Italia e qualche conto in sospeso
con il Tour de France...
In questo lungo periodo lontano dalle gare e lontano dal mondo che
per molti aspetti mi aveva deluso ho riscoperto la mia voglia di andare
in bici, il piacere di lavorare in bicicletta per un grande obiettivo.
Quando cominciai a correre mi dissero " la bicicletta ha un'anima,
se riuscirai ad amarla come merita ti saprà dare emozioni che
non dimenticherai mai", allora ero giovane non capivo il senso
di quelle parole, poi il tempo è passato e quella frase l'ho
fatta mia, perché voglio che il messaggio arrivi forte a tutti
i ragazzi che intendono iniziare questo sport.
Quando ho comunicato l'intenzione di abbandonare l'attività
ero carico di rabbia, delusione, disappunto, tutti sentimenti che
ho esternato nella conferenza stampa, dove ho detto, tra l'altro,
"che se avessi cambiato idea la decisione sarebbe partita da
me, non aspettavo nessun segnale particolare" e lo ribadisco.
Come del resto ribadisco tutto quanto dissi allora, anche se certe
mie affermazioni a "caldo" sono state male interpretate,
e mi riferisco soprattutto agli sponsor, con i quali, voglio ripetermi,
non c'è nessun problema.
Poi ci sono altri fattori, che allora non avevo valutato: La squadra,
i miei compagni e tutto lo staff sono stati molto importanti per il
raggiungimento dei miei successi, lasciare adesso non li ripagherebbe
per ciò che hanno fatto.
Tutti questi motivi, oltre alla spinta che mi viene da dentro, mi
hanno convinto a riconsiderare la mia decisione presa il 9 luglio,
io e la bici sentiamo che possiamo andare d'accordo ancora per un
po' di tempo, ci sono dei traguardi da raggiungere ed è giusto
provarci perché preferisco avere dei rimorsi piuttosto che
dei rimpianti.
E adesso, dopo tante parole, vorrei far parlare soltanto i fatti.
Mario.